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Il bambù, una risorsa naturale e sostenibile dal potenziale economico elevatissimo, facile da coltivare, leggero da trasportare ed estremamente versatile

Il Bambù è la soluzione per le migliaia di ettari incoltivabili a causa inquinamento da metalli pesanti, per evitare la deforestazione, per la produzione di biomassa , fissazione di CO2, protezione contro l’erosione della terra, equilibrio d’acqua nel suolo, produzione di legno. Il bambú non é un albero, ma una specie d’erba. Esistono circa 1.300 tipi di bambú classificate e la caratteristica che le accomuna è l’elevato tasso di crescita tra i quali 300 sviluppano un tronco “legnoso” con le stesse caratteristiche del legno (durezza, elasticità, dilatazione, ecc.). ma solo 100 specie vengono commercializzate.Il piú grande bambú “legnoso” appartiene al gruppo delle piante con la crescita piú veloce al mondo. Questi bamboo raggiungono in 2 –4 mesi le loro massime dimensioni. La specie in questione è MOSO ovvero il bambù gigante(Phyllostachys Pubescens) puó crescere anche 20 metri in questo periodo di tempo.Dopodiché, la pianta ha bisogno di altri 4 anni per sviluppare una struttura legnosa. Ogni anno nuovi germogli nascono dalla pianta madre. Generalmente, il 25% dei tronchi in una foresta o in una piantagione possono essere raccolti ogni anno senza per questo ridurre le dimensioni della foresta o il numero di tronchi per ettaro. Raccogliendo le piante piú adulte, vengono rese disponibili piú fonti energetiche per il resto della foresta (luce, acqua, ecc.), migliorando cosí la qualitá del bosco. A differenza di una foresta di alberi, un bosco di bambú fornisce tronchi di diversi diametri per il raccolto. Per tanto, a seconda del prodotto da realizzare, sono adatti solo alcuni tronchi. Per esempio: i tronchi piú fini si prestano meglio alla realizzazione di tende e tappeti mentre i tronchi piú spessi sono i piú adatti per la pavimentazione. Grazie alla sua rapida crescita, il bambú genera quantitá enormi di biomassa (4-5 volte superiori alla media del legno duro) e di conseguenza il CO2 é molto piú alto: circa 22 ton/ha, che é all’incirca 2-3 volte superiore alla media del legno. Le piantagioni di bambú contribuiscono al CO2 in modo relativamente veloce, dato che una nuova piantagione torna a rigenerarsi tra i 7-10 anni.Le “foreste controllate” di bambù gestite da contadini ogni anno raccolgono una parte dei tronchi e li vendono alle industrie per la lavorazione (principalmente produttori di liste per pavimentazione, pannelli, tavole,tranciat ecc.). Riassumendo il bambù è’ un materiale ecocompatibile e sicuro e altro pregio cresce in suoli degradati e incluso contaminati, quindi è ideale per bonifiche ambientali. Il bambù è una risorsa naturale importante con interessanti prospettive future ma ancora sottostimate nel nostro paese.
Attualmente, in tutto il mondo vengono utilizzate circa 20 milioni di tonnellate annue. Più della metà è concentrato nelle aree più povere del pianeta. Il fatturato totale dal commercio del bambù e dai suoi derivati  e’ stato stimato intorno ai  5 miliardi di dollari ed è in continua crescita. L’idea di avviare una coltivazione di bambù per diventare imprenditori agricoli e avviare con successo un’azienda agricola, e da prendere seriamente in considerazione. Grazie agli incentivi infatti, è possibile cambiare vita e aprire un’attività agricola in proprio. Tuttavia, nonostante l’apparente bellezza, non è possibile improvvisarsi imprenditori agricoli perchè servono anni di esperienza e un notevole impegno. I tempi in cui bastava saper coltivare sono purtroppo lontani, un bravo imprenditorre oggi deve avere tutta una serie di qualità e competenze che vanno al di là della sola coltivazione. Un’azienda agricola, o un coltivatore diretto, per sopravvivere sul mercato, deve produrre prodotti di qualità ma soprattutto deve essere in grado di presentare il prodotto al cliente finale.
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