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Perchè non si pensa di più al lino.

Tra tutte le colture che oggi sono scomparse dai paesaggi agrari italiani, il lino è certamente una delle più gloriose e più ricche di tradizione. Il Linum
usitatissimum è una coltura antichissima che risale a circa 8.000 anni fa.
L’affermazione di fibre naturali alternative al lino, e successivamente delle fibre sintetiche, fu alla base di questo declino, al quale dette un contributo decisivo  anche l’arretratezza tecnica della nostra linicoltura, che mancando di moderne strutture per la macerazione e la lavorazione, condotte per lo più a livello familiare, non seppe adeguarsi alle esigenze dell’industria, che richiedeva un prodotto di qualità, con caratteristiche specifiche uniformi.
Un importante tentativo di rilancio della coltivazione del lino ebbe luogo tra le due guerre, a sostegno della politica autarchica del regime fascista, con l’obiettivo di affrancare l’Italia dalla dipendenza estera, Questi successi non riuscirono tuttavia ad impedire il nuovo declino, che cominciò dopo la guerra, e che portò la coltura sull’orlo dell’estinzione. Dal 1953 al 1985 il consumo di lino sul mercato italiano passò dalle 2.717 alle 13.600 t, vale a dire un incremento del 590% con un tasso di crescita del 17,3% all’anno. Tuttavia, nel 1986, la superficie investita a lino da fibra era di soli 100 ha (Cremaschi, 1999) e quindi assolutamente non in grado di soddisfare la richiesta interna. Nel 1994 la produzione italiana di tessuti di lino ammontava a 15.900 t, il 62% della produzione europea. Si tratta di cifre che si commentano da sole, se si pensa che per l’approvvigionamento dipendiamo completamente dalla Francia e dal Belgio. Se lo sforzo riversato nel periodo tra le due guerre per rilanciare la coltura  non ha avuto seguito, i risultati allora conseguiti rivestono tuttavia una certa importanza; essi documentano, se non altro, la possibilità di coltivare il lino nel nostro paese con buoni risultati oggi si aggiungono la richiesta di colture alternative non eccedentarie per allargare le rotazioni, la maggiore attenzione ai problemi ambientali e, naturalmente, l’enorme potenziale di sviluppo rappresentato dalla forte domanda interna di fibre tessili. Nel 1990, partendo da queste considerazioni, si riteneva lecito aspettarsi che la
nostra industria tessile avrebbe accolto con favore una produzione nazionale di lino, con positivi riflessi sui nostri conti con l’estero. La richiesta sarebbe con ogni probabilità accresciuta da nuovi impieghi alternativi della fibra oltre al tessuto : produzione di carta, corde, spago; utilizzo come additivo di materiali da costruzione, nell’industria del mobile e dei trasporti. Fino ad oggi, tuttavia, il rilancio di questa coltura a livello italiano non si è ancora verificato. Valutazioni ambientali:Il lino, così come la canapa, è una specie da considerarsi a basso impatto ambientale. Non solo richiede ridotte concimazioni, ma la robustezza della sua fibra allunga il ciclo di vita dei prodotti ottenuti e anche alla fine del ciclo, essendo 100% naturali, sono totalmente biodegradabili, Le piante da fibra, tra cui il lino, sono considerate migliorative del terreno, perché hanno un basso bisogno di input, quali fertilizzanti, antiparassitari e diserbanti, e soprattutto per il loro apparato radicale che si sviluppa in profondità,apportando un miglioramento della struttura e della fertilità del terreno, del quale usufruiscono le colture che seguono. Usi in campo alimentare e della cosmesi.In campo alimentare e cosmetico viene usato l’olio estratto dai semi di lino.
L’olio di lino è una delle migliori fonti vegetali di acidi grassi essenziali. Contiene circa il 50-60% di acido grasso essenziale Omega-3, e il 18-20% circa dell’acido grasso essenziale Omega-6. E’ la più ricca origine di acido linolenico. Studi recenti indicano che l’olio di semi di lino usato per l’alimentazione, può contribuire a ridurre la pressione sanguigna, ad abbassare i livelli del colesterolo cattivo, ha effetti sia estrogenici sia anti-estrogenici.In campo cosmetico l’olio di semi di lino è la base per la preparazione di creme per capelli, shampoo, creme per il corpo, con proprietà emollienti e idratanti.In farmacia il seme di lino è adoperato intero come lassativo ed emolliente.Sottoforma di infuso e decotto, si utilizza anche come antiflogistico(antinfiammatorio), sia per uso interno che per uso esterno. La farina di semi di lino viene adoperata per preparare cataplasmi emollienti e antiflogistici. Usi in campo industriale.Gli scarti della lavorazione del lino vengono usati per la creazione di pannelli per l’isolamento termoacustico. Altri usi.Gli scarti della lavorazione (la parte legnosa dello stelo) sono utilizzati per la lettiera di animali, soprattutto cavalli.

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