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La riscoperta delle piante autoctone :un interesse culturale, storico e economico.

L’uomo commette errori, la natura no. Piante che crescono nel loro habitat naturale appaiono adatte e perciò belle, e ne compongono la flora originaria. Ma cosa si intende per originaria? Direi che possa essere condivisa la definizione che considera originaria di un luogo, una specie sviluppatasi li, senza l'intervento dell'uomo, cioè arrivata in quei luoghi, con mezzi esclusivamente naturali. Questo badate, pone un limite enorme alla condizione di autoctono. Infatti l'uomo, sin da epoche preistoriche, trasporta piante ed animali da un luogo all'altro. Ecco per esempio i Romani che piantano i grandi Pini domestici tirrenici in Riviera Adriatica, lasciando ai posteri l'erronea convinzione che essi possano essere autoctoni di quei luoghi.Coltivazioni autoctone possiamo dire che si tratta di selezioni ad opera dell'uomo, avvenute verosimilmente in tempi remoti e diventate quindi tipiche di quel dato territorio, ma non necessariamente originarie di quei luoghi. Basti citare i pomodori o le patate per tutti, che provengono dall'America. Purtroppo ai giorni nostri, in natura, la flora spontanea è tutt'altro che autoctona. Più avanza il degrado e l'antropizzazione, più le specie originarie, risultano sacrificate e sostituite da essenze alloctone, cioè provenienti da altre regioni e altri continenti. Conoscere ed utilizzare di più le nostre piante autoctone è diventata ormai una vera e propria necessità perché l’uso di piante autoctone non solo salvaguarda il nostro patrimonio naturale e crea un habitat per la fauna selvatica, ma può anche ridurre l’impiego di fertilizzanti e di pesticidi oltre al fabbisogno di bonifica con i rispettivi costi perché le piante autoctone sono adatte all’ambiente ed al clima locale.Le piante autoctone un interesse storico e culturale.Oggi c'è la fortissima esigenza di recuperarle,a nche ai fini della salvaguardia della biodiversità e della conservazione della natura, consentendo il recupero di un grande patrimonio culturale, quello legato all’utilizzo erboristico e alimentare che un tempo si faceva di molte piante presenti negli ambienti naturali e rurali come si cerca di recuperare un po' tutta la cultura tradizionale. Le piante autoctone hanno così  creato un legame tra vecchi e giovani coltivatori .I coltivatori più anziani inol­tre svolgono inconsapevolmente una preziosa funzione di “custodi”: il mante­nimento di un certo tipo della varietà locale viene effettuato mediante una selezione non scientifica, ma attuata sulla base di convinzioni personali circa le qualità organolettiche del prodotto e, soprattutto, per via del forte legame esistente tra il prodotto, gli usi e le tradizioni locali. Sulla base di queste considerazioni emerge la necessità di tutelare e conservare le varietà locali a rischio di estinzione e il patrimonio culturale ad esse associato.
RITORNO ECONOMICO. Le varietà locali su cui si basano i prodotti tipici, che si sono ritagliati un proprio spazio sul mercato, non hanno chiaramente bisogno di sostegni economici, bensì necessitano di una selezione conservatrice volta a mantenere la tipicità del prodotto. È assai auspicabile, allora , che si instaurino e si consolidino forme di col­laborazione tra gli agricoltori e la comunità scientifica al fine di sviluppare modelli adeguati alle esigenze di conservazione e moltiplicazione del prezioso germoplasma delle varietà locali, mirati per ciascuna identità genetica.
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