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Come far fruttare il proprio capitale?Investire in terreni agricoli.

Gli investimenti in azioni e obbligazioni? Soldi rubati all’agricoltura! Per chi vuole tornare... alle radici, acquistare un appezzamento di terreno coltivabile può essere un buon affare. Non solo per risparmiare sulla spesa di frutta e verdura, ma anche per proteggere il proprio capitale. La terra, insomma, sarebbe il nuovo bene rifugio in tempi di burrasca per i mercati finanziari tradizionali. Nel 2010 e nel 2011, infatti, le quotazioni dei terreni agricoli sono aumentate rispettivamente dello 0,8% e dello 0,5% stando a dati Coldiretti. Una performance deludente? Non proprio: nello stesso periodo l’Ftse Mib ha perso quasi il 36% del proprio valore. Inoltre, se si ampia l’orizzonte di indagine, si scopre che negli ultimi 20 anni la terra in Italia si è rivalutata, in media, del 60 per cento. Un buon investimento nel lungo periodo, insomma, caratterizzato da una correlazione anticiclica rispetto agli altri settori dell’economia e da una crescita lenta ma costante.  In compenso, servono poco meno di 10mila euro per comprare un ettaro di terra. Il costo medio nazionale? Circa 19mila euro per ettaro. C’è però un fattore negativo da mettere in conto quando si pensa di investire in terreni agricoli: l’aumento del carico fiscale dovuto all’applicazione dell’ Imu. L’aliquota determinabile da ciascun comune, infatti, varia da un minimo del 4,6 a un massimo del 10,6 per mille. Laddove si raggiunge il tetto più elevato, la tassazione può superare anche di 5 volte quanto versato dai proprietari terrieri con l’Ici 2011. L’Imu, inoltre, può essere applicata anche ai terreni agricoli non coltivati o agli orti coltivati non a fini imprenditoriali. Ci sono infine le considerazioni etiche: acquistare un terreno agricolo dovrebbe rappresentare sì un investimento, ma non una speculazione. Le prospettive di rivalutazione del capitale rischiano di attrarre investitori che non sono interessati a far fruttare il terreno coltivandolo, ma si limitano semplicemente a comprare per poi rivendere a prezzi elevati. Se il trend dovesse diffondersi, si metterebbe a rischio il rinnovo della classe di imprenditori agricoli italiani, rendendo più difficile per i giovani l’ingresso al settore.
Per scoraggiare tale fenomeno, l’ Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) gestisce i bandi sugli incentivi per l’insediamento dei giovani in agricoltura. Le agevolazioni, pari a un contributo in conto interessi entro un massimo di 40mila euro, rendono ancor più conveniente l’acquisto di un terreno ai fini imprenditoriali e non meramente speculativi. Tra i requisiti vi sono delle precise qualifiche professionali (Iap/coltivatori diretti) e l’avvio di un’attività tramite apertura della partita Iva ed iscrizione alla Camera di commercio di competenza.




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