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Si sta sviluppando in Italia un sistema agricolo-industriale che punta sulla coltivazione di piante officinali.

La definizione “pianta officinale” deriva da una tradizione culturale e storica del nostro paese.Secondo la legge n.99 del 6 gennaio 1931, infatti, per piante officinali si intendono le piante medicinali, aromatiche e da profumo .
Il termine ”officinale” deriva dal latino officina, ossia il laboratorio dove le piante venivano sottoposte alle varie lavorazioni (essiccazione, triturazione, macerazione, estrazione di essenze, ecc.) in modo da renderle utilizzabili ai diversi scopi. Attualmente il termine piante officinali può assumere differenti accezioni e ciò è ancor più vero se si considera che l’innovazione dei prodotti e dei processi industriali implica una continua evoluzione anche delle trasformazioni alle quali queste piante sono sottoposte.Le piante officinali, come detto, sono una categoria ampia di specie botaniche, che hanno in comune la proprietà di essere vettori di sostanze dotate di attività specifiche, sensoriali, biologiche e farmacologiche. Tra le prime venti specie a maggior valenza economica solamente ginseng, pepe nero, noce moscata, china, tiglio ed ippocastano non sono coltivate in Italia. Le principali specie per valore di mercato tra quelle coltivabili (e in piccola parte già coltivate) in Italia sono,oltre a mirtillo nero e zafferano, vite rossa, ginkgo biloba, cardo mariano, passiflora. Di queste ultime solo la passiflora è coltivata su superfici e con quantità compatibili con i fabbisogni nazionali.I maggiori volumi d’impiego (prime venti specie) riguardano: mirtillo nero, vite rossa, gingko, cardo mariano, finocchio, passiflora incarnata, camomilla, cipolla, origano, rosmarino, liquirizia, assenzio romano,aglio, coriandolo, valeriana, anice, meliloto, carciofo, rabarbaro, aloe. Per quanto concerne l’habitat delle 296 specie censite, ben 32 specie corrispondenti all’11% del totale sono cosmopolite. Le specie che hanno un habitat in Europa sono la maggioranza, 89 specie, corrispondenti al30% del totale, a cui occorre aggiungere le 56 specie euroasiatiche, le 33 specie mediterranee e le 6 speciealpine (achillea moscata, alchemilla alpina, genepì maschio, genepì femmina ed imperatoria). Per quanto riguarda la coltivazione, spesso è realizzata anche in aree geografiche diverse dall’habitat. I casi più evidenti sono quelli delle specie che hanno una coltivazione cosmopolita pur avendo un habitat specifico come ad esempio si rileva per il mais che è coltivato in tutto il mondo, pur avendo un habitat sudamericano, l’eucalipto (habitat Australia), il cerfoglio, il dragoncello, la cicoria, l’iperico, la rosa canina, il fieno greco ed il basilico (habitat euroasiatico), il cardo mariano (habitat Europa), il lino, la salvia, la salvia sclarea, la vite rossa, il finocchio (habitat mediterraneo).E’ importante sottolineare come al momento una quantità compresa fra il 75% e il 90% delle piante officinali commercializzate al mondo derivi dalla raccolta spontanea, la coltivazione, pur in costante incremento è ancora una realtà marginale. Sicuramente in Europa, per le specie di maggiore impiego, si sta sviluppando un sistema agricolo e agricolo-industriale, basato sulla coltivazione, ma in diverse parti del mondo, specie Africa e Asia, la coltivazione è ancora lungi dallo svilupparsi. in  Italia si coltiva moltissimo :  menta, lavanda, camomilla, finocchio,salvia, melissa, passiflora, timo,echinacea,ortica,coriandolo, ecc.; Un discorso a parte merita la coltivazione del bergamotto, di cui l’Italia è il principale e quasi esclusivo produttore a livello mondiale, da cui si estrae l’olio essenziale. La produzione dell’agrume è localizzata nella fascia costiera della provincia di Reggio di Calabria, a partire da Villa San Giovanni fino a Monasterace,lungo la costa Jonica. La produzione di olio essenziale di bergamotto è stimata in circa 100 tonnellate all’anno. Il biologico è un settore fondamentale per le piante officinali ,molte aziende agricole si sono convertine all’interamente bio.La produzione primaria, può avvenire in aziende agricole, più o meno specializzate, dedite alla coltivazione delle piante officinali, oppure può derivare da un’attività di raccolta delle specie spontanee. Successivamente, il prodotto può essere immesso sul mercato in varie modalità. Alcune aziende agricole si limitano a produrre e vendere prodotto fresco (sistema del fresco), altre realizzano piante in vaso, altre ancora effettuano la riproduzione delle sementi. Diverse aziende agricole realizzano al loro interno alcune prime fasi della filiera dei prodotti derivati (filiera del trasformato); infine, in alcuni casi, le attività agricole sono realizzate all’interno di aziende o gruppi nei quali si realizza l'intero processo di produzione dei prodotti derivati (filiera totalmente integrata).Le aziende integrate producono un’ampia gamma di prodotti derivati dalle piante officinali, dagli alimenti agli integratori alimentari, dai cosmetici ai dispositivi medici, sino ai farmaci. Le sostanze vegetali utilizzate in tali prodotti - fatta eccezione per gli alimenti, quali tisane infusi e decotti o spezie per cucina, che contengono la forma essiccata e triturata della pianta - derivano da processi di trasformazione secondaria, anche particolarmente complessi, realizzati all’interno della stessa azienda, che ne rendono plausibile e compatibile l’impiego all’interno dello specifico prodotto finito. L’attività agricola, pur rimanendo strategica, assolve alla duplice funzione di assicurare una materia prima di base congruente sotto il profilo quantitativo e qualitativo con l'intera filiera aziendale, nonché di rappresentare un elemento di garanzia e di promozione del prodotto finito presso il consumatore finale. Per concludere possiamo dire che :le piante officinali e i loro derivati sono oggi più che mai utilizzate in una estrema varietà di tipologie merceologiche e costituiscono il vero elemento di innovazione di molti prodotti. Impiegate tradizionalmente come spezie per l’utilizzo in ambito culinario e per la preparazione di tisane e infusi a finalità salutistiche, le piante officinali sono largamente impiegate in bevande e prodotti alcolici, in integratori, dei quali rappresentano in moltissimi casi la materia prima di base, in una cospicua parte di prodotti cosmetici a valenza naturalistica quando non certificati biologicamente39, in dispositivi medici quali gocce oculari ed altri prodotti destinati alle mucose interne ed ad uso orale (che delle piante sfruttano le proprietà emollienti, lenitive e protettive), ed in un certo numero di farmaci. Tra gli impieghi emergenti che hanno registrato una forte crescita in questi ultimi anni e che stanno divenendo un’interessante opportunità di diversificazione per le imprese che operano nel settore delle piante officinali, vanno citati i mangimi e i prodotti per la salute dell’animale da stalla e da compagnia.

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